Kemay
The Game, quando salvarsi la vita diventa un gioco

24 Febbraio 2020

The Game, quando salvarsi la vita diventa un gioco

Di Nicolò Meschini

 

Infine dobbiamo andare, incuranti del pericolo

 

Immaginate di uscire per attrezzarvi di zaino e vestiti pesanti per escursionismo, con delle scarpe che siano il più possibile adatte a lunghe camminate, almeno di un paio di settimane. Immaginate ora di dovervi dotare di mappe e trovare sentieri per non perdervi. Cibo in scatola, acqua e dolcetti energetici. Potrebbe servirvi anche un sacco a pelo, date le basse temperature e la necessità di dormire al caldo, per avere abbastanza energie durante il cammino. Siete già in cammino da qualche anno, nel gruppo ci sono molti giovani, talvolta addirittura minorenni. La prima parte del tragitto è piena da cartelli: “Pazi mine”, attenzione alle mine. Le foreste e i boschi da attraversare sono popolati da animali selvatici come orsi, lupi e cinghiali. Non ci si deve fare beccare dalla polizia, né da gruppi paramilitari che si muovono nella zona. Possibilmente  da meno persone possibili. La fiducia verso il genere umano scarseggia. Non avete documenti, ma tanta speranza di raggiungere la vostra destinazione. Dove state andando?  A che gioco state giocando?

The Game, Il Gioco, è il termine usato dalle persone migranti in transito lungo la rotta balcanica per definire i tentativi di attraversare la frontiera europea, tra i boschi bosniaci, croati e sloveni. L’amara ironia è utilizzata da tutti, uomini, donne e bambini per indicare l’unica via praticamente possibile per raggiungere l’Italia e spostarsi poi verso i paesi ambiti per poter avere una nuova vita, comunemente definita normale: una casa, un lavoro, una famiglia, degli amici. Libertà e autodeterminazione, i diritti che andrebbero garantiti a tutti. Tutto quel che sembrerebbe il minimo indispensabile per poter vivere una vita libera e dignitosa, diventa un miraggio per queste persone provenienti dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente. Si è in viaggio per svariate ragioni, che a volte si intrecciano: problemi politici, guerre, mancanza di possibilità sociali ed economiche, volontà di poter studiare e lavorare ambendo a libertà negate, sostenere la propria famiglia. Richiedere asilo diventa l’unica via legale possibile per poter ottenere il permesso di soggiorno.

I sentieri e le vie da percorrere sono per lo più selvagge, pericolose e violente. È necessario pagare smugglers, i trafficanti di persone, affinché possano indicare le vie e proporre le opzioni di attraversamento, che variano a seconda delle possibilità economiche. I trafficanti chiedono tariffe differenti relativamente alle modalità di accompagnamento: a piedi, nascosti nei container dei camion, su automobile. E poi varia a seconda dell’affidabilità “dell’accompagnatore”, del periodo dell’anno (parlando con le persone si nota come i prezzi dovuti ai trafficanti possano aumentare con l’arrivo dell’inverno e del grado di difficoltà per la riuscita). Premettendo che si tratta di prezzi indicativi ascoltati dalle persone incontrate all’interno del campo, si varia dai 300-400 euro per l’attraversamento a piedi fino ai 2.000, 3.000 euro per l’accompagnamento in auto o container su ruota.

Ad un passo da quello che molti vivono come il livello finale del gioco, la porta di ingresso dell’Europeandream, la vita di queste persone è sospesa e aggredita da circoli di violenza fisica, verbale e simbolica. Si trovano bloccati, per mesi, tentando il gioco 2, 3, 10 volte. Si spendono soldi, speranze, salute e si ricevono botte, emotive e fisiche. Oltre alle difficili condizioni di attraversamento di quella zona selvaggia, la paura di essere beccati dalla polizia croata è altissima. “Croatian police problem”, una delle frasi più ricorrenti tra gli abitanti del campo. E quando si viene beccati, oltre a essere rispediti indietro - oltretutto in maniera illegale, senza possibilità di chiedere asilo – manganellate, pugni, morsi dei cani sguinzagliati contro le persone, spari in aria – e qualche volta non soltanto[1] - sequestro di ogni bene personale, distruzione dei telefoni, umiliazioni quali l’obbligo di immergersi in corsi d’acqua gelidi, negazione delle cure mediche[2].

E’ bene ricordare che la legislazione in materia di asilo è basata sul principio che ogni individuo ha il diritto di richiedere protezione internazionale nel caso in cui la propria vita sia minacciata nel proprio paese di origine e che, secondo il principio di non-refoulement (non respingimento), è vietato agli stati il respingimento di qualsiasi persona che esprima volontà di chiedere asilo in un luogo in cui potrebbe essere in pericolo di persecuzione. Malgrado non esista una definizione legale del termine push-back, respingimento, questo può essere interpretato come comportamento in violazione al principio di non-refoulement.

Dal 1951, anno di approvazione della Convenzione di Ginevra[3] (Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati) il principio di non respingimento è stato adottato nella legislazione che regola le procedure di asilo a livello dell'Unione Europea. Esempi sono riportati negli articoli 18 e 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea[4], nella direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio[5], relativa a procedure comuni per la concessione e la revoca della protezione internazionale. A tal fine, il dovere degli Stati membri dell'UE di conformarsi sulle norme internazionali in materia di protezione dei rifugiati è doppia: non solo tutti gli Stati membri dell'UE hanno firmato la Convenzione di Ginevra del 1951, ma dovrebbero anche essere rispettati i principi e le normative comuni dell'UE in materia di asilo[6]. Quindi dovrebbe essere responsabilità di tutti gli Stati membri garantire che i loro principi comuni non vengano ignorati alle frontiere esterne dell'Unione europea.

 

PER AGGIORNAMENTI:

Al fine di potersi tenere informati continuamente a proposito di quanto accade sulla rotta Balcanica, consiglio di seguire i siti web di due Ong molto attive in quella zona, monitorando, denunciando ed offrendo informativa legale. La prima pubblica report mensili, la seconda quotidianamente.

BorderViolenceMonitoring Network: https://www.borderviolence.eu/

Are you Syrious? https://medium.com/are-you-syrious

 

 

[1] https://medium.com/are-you-syrious/ays-special-it-is-proven-croatian-police-regularly-shoots-at-people-45f2308ce0a1

 

[2] https://www.borderviolence.eu/wp-content/uploads/December-Report-2019.pdf

 

[3] Convenzione di Ginevra 1951 e Protocollo 1967 relativo allo status di rifugiati.

http://www.unhcr.org/protect/PROTECTION/3b66c2aa10.pdf

 

[4] Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_en.pdf

 

[5] Directive 2013/32/EU of the European Parliament and of the Council of 26 June 2013 on common procedures for granting and withdrawing international protection.

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/ALL/?uri=celex%3A32013L0032

 

[6] Common European Asylum System

https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/asylum_en

 

ULTIME NEWS
example-image

31 Marzo 2020
Accanto a te
Spazio di ascolto e supporto psicologico spirituale nell’emergenza Coronavirus
example-image

27 Marzo 2020
Mensa Menni e Rifugio Caritas non si fermano
La Mensa Menni e il Rifugio Caritas organizzati e aperti per dare continuità dei servizi
example-image

15 Marzo 2020
Covid-19: #restiamoacasa ma #restiamoaccanto
Gli uffici Kemay restano chiusi fino al 5 aprile, ma siamo raggiungibili via telefono e mail
KEMAY Cooperativa Sociale / C.F. e P.iva 03763780982 / Privacy Policy / Credits